giovedì 20 giugno 2019
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Di cosa si è parlato alla VI conferenza del Progetto educativo antimafia?

Di cosa si è parlato alla VI conferenza del Progetto educativo antimafia?

Vogliamo approfittare della VI conferenza del Progetto Educativo Antimafia 2018-2019 (portato avanti dal Centro Studi “Pio La Torre”) che ha avuto luogo l’8 marzo presso il cinema “Rouge et Noir” di Palermo, per parlare di donne e per ricordare l’ex assessore Sebastiano Tusa, anche e soprattutto con le sue parole. Il tema affrontato era stato – neanche a dirlo – «Femminicidio e differenze di genere nell’affermazione dei diritti di cittadinanza nella società Italiana».

I relatori presenti quel giorno sono stati: il magistrato Mirella Agliastro, la docente di sociologia giuridica e della devianza presso l’Università degli Studi di Palermo Alessandra Dino, , il professor Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e dell’identità siciliana (venuto recentemente a mancare in uno sfortunato incidente aereo), Liliana Pitarresi, psicologa e coordinatrice della Rete Antiviolenza Progetto Amorù e la giornalista Bianca Stancanelli come moderatrice.

Progetto Educativo Antimafia

La conferenza

Tusa ha iniziato ricordando che i reati legati alle differenze di genere devono essere affrontati prima che accadano e ha fatto presente quanto questi casi accadano nella stramaggioranza dei casi in luoghi privi o che scarseggiano di cultura. La Sicilia, sfortunatamente, è seconda alla Calabria in fatto di scarsità di lettori e cultura personale. «Le zone dove lo stato è stato assente, dove c’è maggiore disgregazione sociale, sono anche quelle in cui non c’è cultura né bellezza; bellezza è una parola abusata ma è quasi ovvio che, nelle zone in cui ci sono più attività culturali, teatrali, di lettura si registrano minori casi di violenza – e continua l’assessore – in un ambiente sano, pulito e gradevole, tutti sono invogliati a migliorare».

Dopo l’intervento di Tusa, Bianca Stancarelli ha parlato dell’iniziativa digitale portata avanti dalla Ventisettesima ora: “la strage delle donne”. Una sorta di timer, un memorandum, un semplice numero che ci mostra su una pagina web il numero di donne uccise dal 2012. Proprio l’8 marzo, giorno della conferenza, il numero era fermo a 804, ma a poche settimane di distanza, il numero è già salito di 16 unità arrivando a ben 820 donne uccise. Solo in un mese e mezzo, il numero è salito e non di poco. Ma l’Italia non è neanche al primo posto in questa macabra classifica. È la Germania lo stato con il maggior numero di crimini d’odio.

«La violenza nei confronti delle donne sembra essere un caso privato, familiare, ma non lo è». Queste sono le forti e veritiere parole di esordio della Dino, che continua su come la donna sia vista socialmente. «Sei una donna, quindi devi essere madre» è una disuguaglianza culturale che gli uomini, e a volte le donne stesse, mascherano come una caratteristica naturale. La donna sta a casa, stira e lava, mentre l’uomo lavora: questo pensiero è assolutamente sbagliato e, fortunatamente, la professoressa non è l’unica a pensarlo.

Alessandra Dino ha anche parlato di quanto la donna venga quasi sempre colpevolizzata in questi casi: una minigonna, una scollatura, qualche curva di troppo in vista e si passa subito dalla vittima al carnefice; molte volte questi fatti vengono anche usati come attenuanti per gli aggressori.

Il magistrato Mirella Agliastro ha spiegato ai giovani presenti in sala quanto sia importante conoscere i propri diritti e saperli usare. Ha messo tutti al corrente del fatto che il “Diritto di Scelta” sta per diventare realtà. «Il diritto di scelta», dice il magistrato, «è quello che nessuno deve calpestare. il diritto a scegliere il corso di studi che si preferisce, il diritto di scelta per quanto riguarda la scelta del proprio compagno di vita. È questo quello che molti uomini calpestano, dopo essere stati lasciati. Tu non sei mia, quindi non puoi essere di nessun’altro». Parlando di scelte, denunciare l’aggressore non è sicuramente una facile decisione da prendere. Amorù, la rete antiviolenza diretta dalla psicologa Liliana Pitarresi, si occupa, oltre a mettere a disposizione una struttura con indirizzo anonimo per le donne vittime di violenza, anche e soprattutto di sensibilizzare attraverso incontri nelle scuole: «I figli sono i primi a consigliare di denunciare questi atti criminosi. Per questo è molto importante parlare di violenza anche all’interno delle scuole».

Amorù

A chiudere, Vito Lo Monaco ha compiuto insieme agli alunni una riflessione sul bullismo, inteso anche come odio di genere, che ha fatto riflettere tutti i presenti su quanto la nuova forma di violenza dei nostri giorni si sia evoluto e abbia teso le tele in ogni ambito. Dal cyberbullismo alla violenza fisica, una violenza rimane violenza.