mercoledì 22 settembre 2021
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Frank

Frank

Frank

Quelle labbra erano la gabbia di mille uomini, anime incastonate fra le pieghe della sua bocca carnosa come fossero tesori preziosi, gioielli dannati. Ma Frank non aveva più nessun uomo al suo fianco, nessun corpo e nessun amore; era diventato solo come un disgraziato cane randagio o come chi va da solo al cinema in cerca di sesso discreto e buio, come lui e il suo cuore spento color nero catrame.

Frank ebbe qualche problema di cui non si può tutt’ora parlare. Si sa soltanto che in mezzo c’era suo padre. Ma sappiamo poco altro, come ad esempio il fatto che quello sciagurato evento che gli capitò inaspettato ha venduto a basso costo pezzi della sua anima, schegge di pensiero e cellule del suo insieme complesso e una volta ordinato, ma ormai involontariamente fuori controllo. Anni dopo quell’accaduto che spezzò la sua vita e che la fece metà esatta stabile sulla bilancia che gestiva e regolava tutti i suoi squilibri, e che lo teneva in equilibrio col male, ha ritrovato un agglomerato di sensazioni che aveva sempre nascosto a sé stesso. E si era zittito da solo, era diventato padrone di emozioni lontane che un tempo erano vicine, un tempo padrone di Frank. Era servo e non lo sapeva.
Aveva perso tutto, ma non gli interessava particolarmente trovare o trovarsi. Voleva solo dimenticare, e dimenticarsi.
Cancellarsi e trasformarsi in buco nero, inghiottirsi ed essere oblio. Di tanto in tanto si pugnalava con le sue scorie profonde, amava farlo. E il suo malessere tornava a galla, quasi a volerlo annegare trascinandolo giù, cercando di farlo scomparire da quella realtà maleodorante e decomposta. Qualcuno, forse un pazzo, gli aveva parlato di germogliazione interiore, di rigenerazione; e che bastava volerlo, desiderarlo, sperarlo. Ma lui i germogli li mangiava soltanto, e non gli piacevano nemmeno. Qualche lenticchia quasi marcita lasciata per troppo tempo a mollo. Voleva soltanto depurarle dai fitati, sostanze tossiche per l’uomo. Ma stava uccidendo anche loro.
Frank ci provava, forse per finta, a cambiare forma. Provava a ridurre le tossine in corpo; lui si sarebbe dovuto depurare pure, prima di essere mangiato dai suoi pensieri inquinanti, a mollo magari… come si fa con i legumi. Avrebbe potuto depurarsi in un paradiso fatto di mare e di vita vivida. E forse c’avrebbe pure voluto provare.
Eppure pochi giorni dopo Frank morì. Forse. Morì.
Non si sa come, non si sa con esattezza quando, non si sa dove.
Non c’era più. E nel dubbio morì. Addio Frank.

Alessandro Di Liberto