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Prime "importanti" a Giffoni - "Onestamente non ce la faccio più"
La recensione di Giovanna Barreca, giornalista di
nonsolocinema.com , rivista online di informazione cinematografica e culturale

Nella foto: Un momento della presentazione con Luca Apolito, conduttore della giuria Y-gen ed i giovani protagonisti del documentario di Iammonline
(Giffoni Film Festival, 22 luglio 2008)
I film di finzione continuano a susseguirsi al Giffoni film festival ma nel laboratorio Y GEN LAB arriva prepotente la forza del documentario e del racconto... Nel laboratorio di oggi, alle 18.30 è stato proiettato
un piccolo capolavoro per intensità narrativa, il corto Onestamente non ce la faccio più.
La telecamera è stata messa al servizio di 10 ragazzi provenienti da Palermo, Lecce, Eboli e Napoli che hanno partecipato al progetto “Giovani, legalità, ….Iammonline” promosso dal Dipartimento Giustizia minorile – direzione generale per gli interventi di giustizia minorile - e finanziato dal Pon “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” che si pone come obiettivo quello di offrire opportunità di socializzazione e di inclusione socio-lavorativa a giovani presi in carico dai servizi della giustizia minorile o a rischio di coinvolgimento in attività criminose, attraverso l’attivazione di laboratori multimediali di comunicazione. Coproduttori sono l’associazione “Inventare insieme” e il GFF.
Il reportage dura 12 minuti: “Abbiamo dovuto sacrificare il racconto di alcuni ragazzi sperando che nascano in sala post-proiezione spunti per riflessioni e approfondimento” - precisa Luca Apolito del GFF presente in sala con alcuni ragazzi protagonisti e con la dottoressa Serenella Pesarin, direttore generale per gi interventi di giustizia minorile. “Gli altri protagonisti non sono presenti perché impossibilitati a lasciare i loro lavori che in alcuni casi gli permettono di mantenere tutto il loro nucleo familiare”.

Nella foto: La dott.ssa Serenella Pesarin, direttore generale del Dipartimento Giustizia Minorile, durante il suo intervento
A parte piccoli interventi di personaggi “famosi” passati nella precedente edizione del festival, nucleo
fondamentale del corto e parte che colpisce maggiormente i ragazzi in sala è il racconto autobiografico e le riflessioni fatte proprio dai loro coetanei. Giovani che ammettono quanto è difficile farcela onestamente. “Per quanto tu ci possa provare... non puoi riuscirci”.
Olsian gela la platea quando ammette alla telecamera di essere entrato illegalmente nel nostro paese dopo la morte del padre, di non aver potuto studiare anche se lo desiderava tanto: "Mia madre lavorava in Albania dalle 10 del mattino alle 10 di sera e guadagnava 35 euro al mese e non poteva mandarmi a scuola. All’età di 11 anni sono arrivato in Italia e per 2 anni ho vissuto per strada cercando di vivere rispettando la legge anche se immaginerete come sia stato difficile per un bambino ritrovarsi per strada da solo”.

Nella foto: Uno dei momenti più commoventi della presentazione: l'abbraccio di Anisa, connazionale di Olsjan, alla fine del dibattito
Luca dichiara: “Sembrerà banale, ma pensiamo che il modo più efficace e diretto per fare conoscere determinate realtà sia attraverso il racconto diretto, attraverso l’incontro e il coinvolgimento di più ragazzi”.
E viste le reazioni sembra che il risultato sia stato raggiunto.
Il corto verrà proiettato in diverse scuole della penisola. Verranno realizzati altri video: “Altri racconti che ci auguriamo aiutino i ragazzi di tutta Italia a capire la realtà vissuta da decine di migliaia di loro coetanei”.
