sabato 16 ottobre 2021
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Rimando

Rimando

Rimando : “La memoria del primo zaino di scuola, di quando ancora non sapevamo allacciarci le scarpe, lascia in noi come fanno i ricordi più lontani la nostalgia di ricordare tempi in cui tutto sembrava più facile, in cui non eravamo noi a scegliere e ad essere scelti.
Era elementare il modo in cui vivevamo le giornate, tra una merenda e il grembiule sempre sporco di inchiostro e colori a spirito. Per brevi cinque anni senza accorgercene crescevamo con la premura di diventare grandi, senza fare i compiti perché era più bello giocare con le costruzioni facili da comporre per quei sogni che come grattacieli si montavano in testa immaginando che avremmo avuto tutte le alternative possibili e che tutto ciò che potevamo desiderare si sarebbe realizzato forse domani, più in là o quando saremmo diventati finalmente grandi.
Poi è stato mediamente difficile in corsa saltare il primo ostacolo, dovere cambiare scuola, cambiare classe, cambiare amici, cambiare le maestre, chiamarle professoresse e abituarci a nuove cose, nuove vergogne, nuove debolezze perché già eravamo più grandi, e forse ancora non volevamo esserlo per davvero. Non eravamo più bambini per gli altri, o almeno non come prima. Improvvisamente imparammo a copiare, a innamorarci, fingere di aver studiato, a scherzare, a farci apprezzare, o a restare semplicemente a guardare il tempo passare per tre anni di scuola dove fare i temi di italiano che parlavano di noi sembrava difficile e adesso invece se potessimo scriveremmo solo di questo, perché in realtà in quel tempo la scuola non era poi così complicata ed è stato dopo difficile; scegliere cosa fare, dove andare, chi diventare.
Superiori superammo abilmente i primi esami, lasciandoci alle spalle alcuni di noi che nonostante tutti i dispetti ci sarebbero mancati, perché eravamo diventati tutti amici e ancora una volta stavamo per proseguire da soli, sempre più soli verso un futuro che si stava avvicinando, e sembrava affacciarsi all’orizzonte di quell’estate di transizione dove aspettavamo settembre curiosi e un po’ impauriti di scoprire cosa sarebbe successo, se era giusta la scuola che avevamo scelto. Così suonò un’altra campanella, ma c’erano troppi zaini, troppi ragazzi, troppi problemi, troppe novità e ci siamo sentiti piccoli, non poi così maturi come ci avevano fatto credere. Salimmo le scale, un gradino alla volta, come ci avevano insegnato, per raggiungere la nostra classe, per raggiungere un’altra meta. E passarono gli anni, passarono i problemi, non tutti, e quell’amore che non sarebbe stato uguale a nessun altro, quel compito di matematica, quell’insufficienza, quella solitudine, quell’amico, quel sorriso, e quel momento in cui ci siamo sentiti felici per un attimo, quell’attimo che speravamo fosse eterno e invece è scomparso come scompariranno quei scherzi insieme, quei pianti insieme, quelle paure insieme perché il tempo e la vita ci sta portando al bivio, questa volta maturi, questa volta completamente soli, ma pronti per provare ad andare avanti con quello che abbiamo imparato, sognato e lasciato scritto sui banchi di scuola, sui muri con tanti cuori che circondano nomi che ricorderemo con la stessa nostalgia quando ai nostri fratelli minori, ai nostri nipoti, ai nostri figli racconteremo di quanto era bello andare a scuola e loro stupiti e col broncio non ci capiranno.
Se non fossimo andati a scuola ci saremmo persi tutto questo e niente sarebbe stato lo stesso. “