martedì 30 novembre 2021
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Fiore

Fiore

Fiore, regia di Claudio Giovannesi, Italia (2016) [anteprima nazionale]

Il furto, la minaccia con un coltello in mano, la fuga fino a casa con il bottino: un cellulare da rivendere a un ricettatore. Inizia con un ottimo impatto la pellicola di Claudio Giovannesi, regista italiano astro nascente del nostro cinema. Scontata la fine di un criminale, sarà sorprendente costatare che non è un film di azione, e non sarà la lotta tra il bene e il male – qui i minorenni ladruncoli – a costituire la linea tematica. La storia, come dichiara il regista stesso introducendo l’anteprima proiettata al Giffoni Film Festival, “non è altro che una storia d’amore”. E non delude affatto.

Nel corso del racconto cinematografico, Daphne, la protagonista, finisce nel carcere minorile – in questo caso quello di Roma, tra i pochi carceri misti – dove deve scontare una breve pena per rapina a mano armata. Qui l’ultima arrivata, oltre che avere a che fare con le scaramucce – alcune veramente violente – con le altre detenute, conosce Josh, detenuto che alloggia in una cella ben visibile da quella di Daphne, ma dall’altra parte del cortile. I due finiscono per innamorarsi, ma di un amore che Giovannesi stesso definisce “semplice, senza tutti quei vantaggi della comunicazione virtuale. Fatto di trabocchetti e piccoli trucchetti di comunicazione”. Fondamentale è stata la collaborazione di reali detenuti che hanno raccontato quali metodi e quali segreti sono utili alle relazioni proibite tra le mura di detenzione. Uno dei detenuti con cui si è collaborato è stato proprio l’attore che interpreta Josh, precedentemente incarcerato per piccoli reati.

L’opera di Giovannesi premia più la dimensione riabilitativa che quella più meramente sanzionatoria. O almeno ci prova. L’amore dei due risulterà più forte delle difficoltà e degli ostacoli che si presenteranno durante il periodo in carcere. Daphne e Josh sapranno sopportare la distanza e le incomprensioni che scalfiranno la loro bizzarra relazione in un contesto, come quello detentivo, che non consente il normale sviluppo di una relazione da liberi cittadini.

Nonostante la passione, il desiderio, la violenza e la clandestinità che formano il cuore del film, tutti i 110 minuti non vengono sporcati da volgarità in alcune maniera e, anzi, è la tenerezza e la purezza che dominano le dinamiche interpersonali dei due protagonisti. Si tratta di un film sulla delinquenza ma senza il delinquente cattivo. Viene rappresentata una storia che racconta le avversità della vita in carcere senza soffermarsi sulla brutalità.

L’aspetto in qualche modo vincente è la scelta marcatamente “innocentistica” della narrazione di questi piccoli criminali sempre, e inevitabilmente, degli esseri umani dotati di emozioni e pulsioni. Proprio per l’attenzione prestata al lato più intimo e meno legale dei carcerati, i protagonisti attirano su di sé tutto l’interesse dell’audience, tralasciando le loro trasgressioni e i loro reati.

Daniele Monteleone

Fiore – Trailer