lunedì 27 gennaio 2020
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Elementi

Elementi

Elementi.

Erano nati come i colori primari e il vento, come il pensiero e la ragione, e di questo si doveva prendere atto. Eppure non si riusciva a dare loro una classificazione. Era questo il nocciolo della faccenda.

Nessuno poteva vivere nel mondo senza essere stato classificato e catalogato Ognuno, grazie a questo, era anche destinato a vivere in un determinato contesto. Occorreva avere un nome preciso, un’origine accertata e un pezzo di carta con la firma di un’autorità. Poi, casomai, altre evoluzioni sarebbero venute da sé, ma solo sulla base di regole precise, inalienabili.

I più colti si erano espressi, ma le ipotesi avanzate erano palesemente campate in aria. Gli elementi (al momento non siamo ancora in grado di chiamarli in altro modo), fuggivano come topi da case diroccate, apparivano come nuvole sulle cime delle montagne, poi si celavano fino ad assumere qualunque forma senza però riuscire a mantenerla.  Erano boe galleggianti, o massi andati a fondo; un’entità in continua metamorfosi.

Involucri il cui contenuto, solo speranza, era una vera ossessione.

Incubo per molti, sovraccarico di pensieri per altri, stanchezza per tutta la marina, per altri ancora, nulla!

Erano giunti come la diaspora dei mali occidentali.

Qualcuno osò sostenere che forse potevano essere una cura, altri minacciarono l’erosione e il distacco dei continenti.

Si espressero a migliaia, con congetture articolate, analizzando le problematiche, a volte, perfino con volenterosa profondità, ma perdendo di vista, alla fine, il problema reale, e cioè trovare una soluzione. Classificarne l’identità.

Ne parlarono, in lunghi comizi, in piedi, statisti e uomini di Dio, ma più ipotesi si formulavano, maggiore era la difficoltà di venirne a capo.

Questo accadeva quando l’evoluzione della razza umana aveva già sperimentato il trionfo della propria intelligenza con il bambino petaloso, mentre di Pannella veniva osannata la morte.

Era già accaduto che la Cristoforetti fosse arrivata nello spazio e alla donna, dimostrata quest’ultima capacità, era stata riconosciuta “l’esistenza” fuori dal contesto cucina.

C’era spazio per tutto perché il mondo aveva divelto i confini della conoscenza e raggiunto, con la fibra veloce, perfino l’ultimo anfratto dell’Angola. Solo tra le dune del Sahara, permaneva qualche difficoltà di comunicazione, ma presto sarebbe stato risolto anche questo.

In definitiva, c’era campo in Angola, c’era spazio per tutto.

Inizialmente si era trattato solo dell’idea bizzarra di alcuni marinai: gettare giubbotti fluorescenti in mare. A questo si erano ispirati antropologi e scrittori di talento, e perfino gli utopisti dell’ultimo Dio, ma passata l’enfasi era sorto il problema della classificazione, di come inventariare gli elementi.

Il maggiore attrito era causato dal fatto che essi mostravano punti di affinità con il genere umano. Solo che, sebbene dotati di parole, sembrava non avessero lingua; non erano ecosostenibili, avevano figli e, insospettabilmente, anche capacità cognitive.

Un vero problema per le grandi organizzazioni.

Alcuni possedevano conoscenze nozionistiche degne delle migliori menti occidentali, altri sconoscevano l’uso delle posate.

Il pericolo di disimparare l’uso delle posate, per la civiltà ospitante, era reale. Non ultimo c’era anche il problema dell’impatto ambientale.

Bisogna dire, però, che, da ogni male, qualcuno sa trarre sempre del bene. Nacquero i grandi business, quello dei giubbotti arancioni, delle bare, delle verdi corone di alloro, intano che il mondo metteva alla gogna antibiotici e pesticidi.

I business migliorano la qualità della vita, ed ecco come il diverso ci diventa affine. Un problema mai affrontato prima, se conosciuto meglio, sviluppa potenzialità inattese.

C’è di che discutere tra meridiani e paralleli, e in tempo di crisi, vale anche come distrazione dalla nostra vita reale.

Dialettica dell’informazione fin dalle elementari, una vera necessità.

Un pugno può essere declinato con mille sinonimi, ma bisogna pur sempre partire dal pugno, un’origine certa come i colori primari, il vento, il pensiero e la ragione, le altre cose possono considerarsi soltanto elementi.

Adelade J. Pellitteri