Boom a Palermo per “Cinema2day”. L’iniziativa, però, non soddisfa tutti

Boom a Palermo per “Cinema2day”. L’iniziativa, però, non soddisfa tutti

Boom a Palermo per “Cinema2day”. L’iniziativa, però, non soddisfa tutti
di Davide Truchlec.
Anche Palermo ha aderito all’iniziativa “Cinema2day”, promossa dal Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo). Ogni secondo mercoledì del mese il biglietto per entrare al cinema costa solo 2 euro. L’obiettivo è riavvicinare lo spettatore alla fruizione del prodotto audiovisivo in sala, in un periodo storico in cui è diventata sempre più un ritrovo di una nicchia di appassionati, costringendo una moltitudine di sale cinematografiche a chiudere.
L’iniziativa ha avuto un enorme successo, tanto che è stata prorogata fino al 10 maggio. A Palermo i risultati sono stati sorprendenti. I secondi mercoledì del mese gli spettatori sono triplicati rispetto ai mercoledì normali, raggiungendo una media di 14mila spettatori con l’enorme picco dell’8 marzo che ha raggiunto 17 mila spettatori. “I dati sono di certo positivi – dice Andrea Peria, presidente provinciale dell’Anec Palermo – ma se c’è stato un boom di spettatori nei giorni dell’iniziativa, nelle altre serate e soprattutto nel fine settimana, spesso i cinema erano vuoti. In un certo senso i giorni del boom hanno compensato il resto della settimana”.
Per questo motivo tanti gestori cinematografici, già scettici sull’iniziativa, dopo questi risultati, in futuro pensano di non aderire più. “Abbiamo accolto l’iniziativa con molta diffidenza e purtroppo avevamo ragione – dice Saverio Di Patti, responsabile della multisala palermitano Cityplex Metropolitan di viale Strasburgo – l’adesione è sempre stata libera ma, non aderire, quando sei da solo a farlo, è sempre controproducente”. Alcune sale infatti, non aderendo all’iniziativa, si sono trovate in perdita e in posizioni di grande svantaggio. Per quanto riguarda le entrate e i risultati economici Saverio Di Patti concorda con Peria: “Non abbiamo avuto alcun beneficio economico – continua Di Patti – anzi, abbiamo dei dati, confermati anche a livello nazionale, molto negativi. Non tanto sul giorno di mercoledì quanto sul week end precedente e quello successivo”.
L’iniziativa non ha soddisfatto anche tanti spettatori. “Le volte che voglio usufruire del “Cinema2day” devo andarci 10 ore prima per prenotarmi un posto per l’ultimo spettacolo – dice Gabriele Tornetta – Preferisco andarci di giovedì sera e spendere 4 euro che andarci di mercoledì e spendere 2 con un fila interminabile”. Una lamentala molto diffusa su cui tanti spettatori sono concordi: file improponibili, confusione e rumori in sala, difficoltà nel trovare biglietti e buoni posti.
Il prezzo molto basso, comunque, è stato un buon incentivo per avvicinare anche chi andava poco al cinema alla visione in sala del film: “La trovo un’offerta utile – dice lo spettatore Silvio Valenti che comunque lamenta la difficoltà di trovare biglietti e buoni posti – perché permette a tutti almeno una volta ogni tanto di potersi godere un film al cinema”.
Per quanto riguarda la rivalutazione della fruizione sala, al momento, non sembra esserci stati veri e propri cambiamenti, visto che gli spettatori abitudinari continuano andare al cinema in ogni caso:
“Vado al cinema circa una volta ogni mese – dice Antonio Meli – ma mai andato con il Cinema2day”.
Mentre gli spettatori casuali si recano in sala principalmente per lo sconto e per la grossa portata dell’evento.
Riflettendo su questi risultati appare chiaro come la sala, con molta probabilità di sorta, sia destinata ad allontanarsi sempre di più dal pubblico di massa, o comunque, non raggiungere più i numeri in un tempo. Ma in una società incredibilmente sempre a contatto e al passo con le uscite e gli aggiornamenti audiovisivi, grazie alle piattaforme streaming (legali e non), i risultati del Cinema2day non dimostrano una sconfitta culturale, ma danno ulteriore prova dell’anacronistica distribuzione cinematografica, ancorata a vecchie dinamiche da sala e sorprendentemente cieca di fronte ai nuovi metodi di diffusione.

Davide Truchlec