Found. “Chi è il mostro?”

Found. “Chi è il mostro?”

Found. “Chi è il mostro?”

di Davide Truchlec

La potenza della narrativa di genere, la manifestazione più alta della capacità immaginifica dell’uomo. Fantasy, fantascienza, horror e sottogeneri di ogni tipo, con modalità, suggestioni e caratteristiche differenti possono filtrare la nostra realtà, alterarla, spingerla in territori alieni e fantastici, affascinarci, mantenendo, non solo, intatta la possibilità di trattare tematiche attuali e fondamentali, ma  riuscendo  a comunicarle  in un modalità ancora più intense. Proprio in questo riesce perfettamente Scott Schirmer con il suo “Found.”, tratto dal libro di Todd Rigney.

Sin dai primi minuti “Found.” mette in chiaro i toni e contenuti del suo racconto: un bambino di un piccolo paese americano trova nell’armadio del fratello adolescente, una sacca da Bowling. All’interno c‘è la testa di una donna di colore.

La domanda al centro del film è complessa, emerge costantemente nella nostra società e impazza nei media: “Cosa porta ragazzi adolescenti a commettere omicidi? Può la violenza nei prodotti di intrattenimento stimolare la follia in certi individui”?

Il film non dà una risposta netta e precisa, ma indaga, per rintracciarne le cause, in maniera quasi antropologica e sociale, sulle comunità periferiche americane, le trasforma in allegorie umane, e ne mostra i suoi contenuti: incertezze, ipocrisia, razzismo e discriminazione di ogni tipo, ma soprattutto mancanza di contatto e comprensione umana, l’uomo diventa il manifesto dell’odio assoluto e represso.

Marty, il bambino protagonista del film, percorrerà un percorso di crescita, dove il concetto di crescita assume connotazioni apocalittiche. Il raggiungimento di un culmine, l’estrema sopportazione di un’infanzia in solitudine e piena di frustrazioni.

Il fratello Steve, in questo contesto, manterrà per gran parte del film una condizione ambigua, assurgerà contemporaneamente a due figure archetipiche e di riferimento come quella del mentore e del mostro, portando Marty a profonde crisi esistenziali, ma comunicando: contatto umano, considerazione e amore vero.

La scrittura del film raggiunge livelli altissimi. Splendidi, intensi e mai gratuiti voice over ci immergeranno, durante tutta la durata del film, nel mondo di Marty.

Sia Marty che Steve, interpretati rispettivamente da Gavin Brown e Ethan Philbeck, mostrano grandi capacità attoriali, riuscendo a sostenere sia i momenti intimi e delicati che quelli più terrificanti.

Nel film sono presenti diverse scene splatter, ma sempre rappresentate con grande intelligenza, non venendo mai rese esplicite, queste, rimangono fuori campo, o vengono mostrate attraverso interessanti sequenze di metacinema.

“Found.” porta avanti un’idea di orrore e disagio molto concettuale, colpendo lo spettatore molto in fondo, lo accompagna al finale per poi infliggergli un decisivo e potentissimo colpo di grazia, con la bellissima ma terrificante inquadratura finale, sintesi e metafora dell’intero film, e lo abbandona con una tremenda e irrisolvibile domanda “Chi è veramente il mostro?”.

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