giovedì 20 giugno 2019
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ll ritorno di Cagliostro. Nightmare on Palermo street

ll ritorno di Cagliostro. Nightmare on Palermo street

Il ritorno di Cagliostro. Nightmare on Palermo street.
di Davide Truchlec.
Dare voce a un Sicilia mostruosa, emarginata, in parte sconosciuta. Concentrarsi sui suoi personaggi, sulle loro capacità, la loro arte, mettendo in risalto, così, la loro umanità. E’ questo che hanno sempre fatto Daniele Ciprì e Franco Maresco durante il loro percorso artistico, dagli albori con la serie televisiva CinicoTV fino a questo “Il ritorno di Cagliostro”. Nel film torna uno degli attori-feticcio di Franco Maresco, e protagonista di altre pellicole, Pietro Giordano, (scomparso lo scorso 26 gennaio). A lui Maresco affida in questo caso ben tre ruoli, dimostrando come i suoi personaggi non siano solo delle strane maschere, ma veri e propri talenti. A Giordano si aggiungono diversi volti noti del cinema siciliano come Luigi Maria Burruano e Franco Scaldati e sorprende l’atipica e straniante presenza di Robert Englund, attore americano noto per aver interpretato Freddy Kruger, il diabolico mostro di “Nightmare on Elm street”.
Il racconto è composto da due linee narrative, da un lato una componente mockumentary dove vedremo lo stesso Maresco documentarsi su alcune (finte) pellicole siciliane del dopoguerra, l’altra linea narrativa ci mostra invece (in forma classica) la storia dietro queste pellicole e della sua folle casa di produzione: la Trinacria Productions.
Tanti i rimandi e le citazioni, da “Nosferatu” all’“Esorcista”, passando per “Ed Wood”. Maresco si diverte a riprendere e amalgamare alla periferia sicula, schemi e topoi della narrativa di genere e del cinema di serie B. La regia di Maresco, insieme alla fotografia di Ciprì, regala quadri di rara bellezza, immortalando panorami lugubri e desolati costellati da visi deformi, il tutto pennellato da un triste ed espressivo bianco e nero.
Nel palcoscenico di Maresco si alternano uomini e freaks di ogni tipo, visi sfigurati, nani e deformità. È strabiliante la sua capacità nel sottolineare ed esaltare il fascino e il bello di queste mostruosità, e delle loro assurde forme. Maresco attraverso il mezzo cinematografico mostra il brutto per raccontare il bello.
Il suo è un racconto di universi, di eterni loser, di malvagità e desolazione. Ma questo universo, è il loro universo, il loro mondo, i vincenti, i “normali” possono solo adattarsi o soccombere.
Il mondo “mareschiano”, quindi, diventa allegoria e parodia della società umana, meschina, spregevole, perdente, ma portatrice di un’intensa pulsione vitale.

Davide Truchlec