La La Land – La decostruzione di un sogno

La La Land – La decostruzione di un sogno

La La Land – La decostruzione di un sogno

di Davide  Truchlec

Los Angeles, una lunga autostrada rovente, giornata afosa e un sole accecante, un lungo ingorgo automobilistico, i conducenti schiacciati dalla noia e dalla frustrazione del momento, giocherellano con la radio e cercano conforto in qualche melodia, ma a un tratto avviene qualcosa di inaspettato, i personaggi iniziano a cantare, saltano fuori dalle vetture ballando, inneggiano con furore e gioia a un “another day of sun”. Damien Chazelle con grande trasparenza, introduce subito nel suo universo musicale, dipingendo con la storia di Seb ( Ryan Gosling) e Mia ( Emma Stone) un affresco cinico sull’arte, sul successo, ma soprattutto sulla dicotomia sogna/realtà.

La La Land”, vincitore di sei premi Oscar fra cui regia, fotografia e migliore attrice protagonista, riesce incredibilmente, a coniugare e far convergere i contrari. Il sentimento nostalgico, lo sguardo sognante al passato  (esploso, in modo esuberante, negli ultimi anni),  si fondono con una freschezza formale,  a rimandi spiccatamente postmoderni e a una scrittura sarcastica e disillusa. Chazelle rende coerente e unifica l’incanto ed il disincanto.

Lo  straniamento causato dal film è tanto, lo spettatore crederà più volte di trovarsi in epoche differenti grazie ad un illusione gestita da una costruzione tecnica, praticamente perfetta. Si passera da atmosfere da musical anni 50 a colori e sfumature dei videoclip anni 80,  senza perdere mai coesione e naturalezza. Ma questo sognante viaggio nel tempo, sarà sapientemente interrotto dal suo autore: la suoneria di un Iphone, lo stridente clacson di un automobile, i patinati scatti di un fotografo, freneranno continuamente lo slancio dello spettatore verso il sogno.

In questa fantastica cornice si muovono i due protagonisti, Mia (Emma Stone), aspirante attrice, che si mantiene lavorando in uno Starbucks, e Seb (Ryan Gosling),  jazzista sognatore, costretto a suonare melodie da piano bar. Entrambi sognatori, entrambi profondamente umani:  gli occhioni gonfi di lei, il ciuffo scompigliato di lui,  si incontreranno casualmente, si conosceranno e si innamoreranno. Sfruttando le loro qualità,  percorreranno l’ostica  ed illusoria strada del successo artistico tentando di raggiungere i loro sogni.

La Stone e Gosling sono perfetti nei loro ruoli, con un’alchimia particolare riescono a essere due innamorati veri e si destreggiano tranquillamente tra canto e ballo.

Ma in questo tripudio di perfezione  formale,  fatta da piani sequenza, primi piani, musiche sognanti e citazionismo sensato, non tutto è perfetto. Il film inciampa, se la prima parte trasporta completamente in un’altra dimensione,  stordendo per la sua bellezza, la seconda non soddisfa del tutto.

La love story di Seb e Mia non si evolve in maniera soddisfacente,  Chazelle  trascura dettagli e semplifica in maniera eccessiva diversi passaggi, per giungere a un finale,  sognante, emotivamente potentissimo, ma anti climatico e non del tutto coerente con l’intero mood del film.

I difetti, però, non inficiano la bellezza del tutto, La La Land riesce veramente a far sognare, diventando al contempo, apologia e critica dello stesso concetto di sogno , che con la sua potenza visiva ed emozionale, regala a chi lo guarda delle ore di grande cinema e vitalità, lasciandolo con un retrogusto malinconico,  ma con una grande voglia di vivere e creare.

Davide  Truchlec