“Fine della Fiera”… del Mediterraneo

“Fine della Fiera”… del Mediterraneo

Chi di Fiera ferisce, di Fiera perisce: Palermo, si sa, piace passeggiare, fermarsi a guardare, ripartire lentamente, e poi forse arrivare a una meta. Come il pesante tappeto di persone che ha invaso la Fiera Campionaria del Mediterraneo, quest’ultima arrivata alla seconda edizione dopo sette anni di silenzio e abbandono, l’organizzazione di Medifiere, senza fretta e senza rischi, ha allestito un evento fatto per la contemplazione passiva. Una fiera così non si vedeva da un anno, giorno più giorno meno, – addirittura, direte – solo che l’idea del luna park è stata accantonata per aumentare vistosamente l’area ristorazione. Vorremmo dire: non è che Palermo sia priva di curiosità e spirito mondano, ma di mercatini cittadini ne abbiamo ogni giorno in diverse aree selezionate della Città. Forse sarà un beneficio per la collettività, sarà uno stimolo per l’economia del territorio e uno slancio allo sviluppo di nuove strategie di mercato. Paroloni a parte, di interattività e rinnovamento se n’è visto proprio poco. Una fiera per le famiglie – e l’affluenza a dir poco esorbitante ne è testimonianza – riscuote più successo di una fiera di “prospettive”. Insufficienti i laboratori creativi, si contano sulle dita di una mano aziende che propongono innovazione, nascoste le attività performative, solitario e isolato lo spazio dedicato ai piccoli artigiani, ma soprattutto tanto – ma davvero tanto – cibo in bella mostra.

Senza voler scadere in polemiche sterili, come quella sull’eccessivo rumore protrattosi fino a tarda notte, per il quale numerosi residenti hanno esposto lamentele all’Amministrazione Comunale e per cui si è aperta una guerra tra i sostenitori del rispetto reciproco contro quelli di una libera – ma molto libera – Fiera, è necessario riflettere su cosa vorremmo da questi eventi “calamite pubbliche” per un riscontro non solo di audience ma anche di guadagno sociale. Il multiculturalismo fatto di borse, vestiti e kebab ci è sembrato, in tutta onesta, povero di risorse; anche se sappiamo bene quale enorme varietà culturale la nostra Città offra. L’assoluta mancanza di contemporaneità artistica delude quanti vorrebbero uscire fuori dal tradizionalismo sempre e comunque sacro. La gioventù pare non essere un sostantivo rilevante nell’idea della Fiera, fatta eccezione per la grossa mole di ragazzi assunti come camerieri nell’infinita lista di attività di ristorazione. Sbaglia chi degrada questo evento come una “sagra paesana” – con tutto il rispetto delle sagre che hanno invece eccellenze in fatto di qualità – ma non stiamo neanche parlando di un centro propulsivo di idee e interessi come la Fiera Milano City o il Lingotto Fiere di Torino, tanto per citarne due che di tecnologia, moda e innovazione fanno la proprio forza. Saranno state felici le oltre duecentomila persone che hanno fatto ingresso alla Fiera (stando ad alcune stime ufficiali di Medifiere) anche senza artisti, senza hi-tech, senza luoghi di dibattito.

Forse invece la riflessione è del tutto erronea e impropria, perché qui va bene così. O forse con l’esaltazione giornalistica e mediatica della Fiera Campionaria del Mediterraneo – o meglio, Fiera di Palermo – stiamo soltanto comunicando che al Sud si mangia bene, si mangia tanto. Si mangia, e basta!

Ora che siamo stati colpiti dalla “Expo Palermo”, contiamo più sorrisi o più feriti?

Daniele Monteleone